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Lodo Alfano/L’intervento di Rosy Bindi luglio 12, 2008

Posted by spotlessmind in Uncategorized.
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Uno stralcio dell’intervento dell’on. Bindi in occasione della votazione sul famigerato Lodo Alfano:

“Il provvedimento in esame, destinato a sospendere il processo per corruzione a un magistrato a carico di Silvio Berlusconi, prefigura un sistema abnorme di impunità, peraltro in modo pasticciato, per le più alte cariche dello Stato. Si afferma ed è stato ripetuto anche in Aula che occorre mettere fine all’emergenza giustizia e chiudere una presunta anomalia italiana nel rapporto tra magistratura e politica. La norma bloccaprocessi e il lodo Alfano, entrambi indissolubilmente legati l’uno all’altro, non avrebbero infatti attinenza con il processo in corso a Milano (sono le parole dell’onorevole Ghedini) perché l’onorevole Berlusconi non se ne avvarrà, perché si risolverà con la sua assoluzione.
Allora a che cosa serve ? La risposta è a dir poco inquietante. I processi si devono sospendere per il bene del Paese e non per Berlusconi, il lodo serve a governare con serenità e, ci ha ripetuto stamattina l’onorevole Pecorella, ad assicurare quella stabilita politica che da troppo tempo manca nel nostro Paese. Ma davvero pensate che si può fare il bene dell’Italia se la giustizia non è al servizio di tutti, se la legge non è uguale per tutti, se la serenità di chi governa è affidata ai suoi privilegi e alla sua immunità, anziché alla sua retta coscienza ? È come sostenere che la legittimazione del popolo sospende il valore della legalità e solleva chi detiene il potere dal rispetto della legge.
Il nostro Presidente del Consiglio oggi ci ha detto (ce lo dirà tra qualche momento, quando voterete questo provvedimento): la legge la faccio io ! C’è chi ha parlato di sultanato, ma a me è venuto in mente il Leviatano di Hobbes, laddove si dice che il sovrano, per essere libero di governare, non può essere sottoposto neppure alla legge. Quello, però, era il tempo dell’assolutismo e non dello Stato di diritto e della liberaldemocrazia”.

Vorrei sottolineare (ma l’ho già fatto..) il concetto espresso in neretto: i dipendenti del Cav. sostengono – tra l’indifferenza dei più – che la legittimazione conseguita col voto popolare conferisce il diritto di governare e che questo diritto può essere revocato solo dal popolo (e non da un funzionario pubblico, quale sarebbe un magistrato). Chi pensa così non solo non ha capito nulla della Costituzione (il popolo esercita la sovranità nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione, art. 1 per i miei lettori di centrodx), ma non ha capito nulla (ma proprio nulla) dello Stato di diritto liberaldemocratico.
Che poi lo sostenga l’archetipo del disonesto intellettuale, quello che dirige il Foglio con i nostri (anche miei) soldi, non desta sorpresa: chi giocava da bambino sulle gambe di Togliatti non ha perso l’imprinting leninista. La tesi, fatta propria dal pagliaccio barbuto e dai suoi collaboratori (i cui stipendi sono pagati con le nostre tasse), secondo la quale – muovendo dall’identificazione tra sovranità popolare e titolarità della funzione legislativa – tutto il potere è concentrato nelle assemblee elettive deriva dritta dritta dalle costituzioni degli stati ex comunisti.

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